| Biografia |
Nasce a Napoli il 14 luglio 1879. Figlio di Gaetano e Amalia Joele, entrambi napoletani, nei primi anni della sua vita segue il padre, direttore di case penali, nei numerosi trasferimenti tra Capraia, Reggio Calabria, Campobasso, Volterra, Pozzuoli, Roma, Lucca (luglio 1891-luglio 1892) e Nisida. Il contatto con il mondo delle carceri esercita un profondo influsso sull'animo del giovane pittore, determinandone l'indole malinconica e solitaria. Nel 1985 si stabilisce a Roma e due anni dopo si iscrive all'Accademia di Belle Arti, dove segue i corsi di figura con Dario Querci e di ornato disegnato con Giuseppe Cellini. Nel 1899 entra a far parte dell'Associazione artistica internazionale e inizia a frequentare lo studio del pittore di genere Claudio Stepanoff. Nel 1900 lascia l'Accademia e stabilisce il suo studio prima in Via Cassia e poi in via Margutta. Nel 1904 partecipa alla mostra della Società degli amatori e cultori delle Belle Arti di Roma con il dipinto "Ore solenni" (oggi perduto); nello stesso anno visita l'Umbria e Orvieto. Nel 1905 espone alla Società il dipinto "Clausura", che ottiene un notevole successo e viene premiato dall’acquisto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Dal 1905 al 1910 è a Orvieto, dove porta avanti una ricerca di tipo simbolista incentrata sul concetto di "paesaggio stato d’animo", ritraendo angoli deserti della cittadina umbra in profondo accordo con la propria malinconica condizione interiore, e dedicandosi all'incisione. Partecipa alle mostre della Società degli amatori di Roma e dell'Associazione Artisti Italiani di Firenze; nel 1906 espone il trittico "Empirismo" all'Esposizione Internazionale di Milano. Dal 1910 al 1911 è di nuovo a Roma, dove riceve l'incarico di realizzare, insieme a Vittorio Grassi, una serie di vedute da antichi disegni per la mostra retrospettiva organizzata nel 1911 a Castel Sant'Angelo per le celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia. Negli anni successivi partecipa a numerose rassegne espositive, raccogliendo consensi da parte della critica. Nel 1914 si trasferisce in Toscana, dove tiene per un anno la cattedra di incisione all'acquaforte, appena istituita, all'Istituto di Belle Arti di Lucca, dove subisce l'influsso della pittura di Alceste Campriani. Nel 1915 espone le incisioni del periodo orvietano in una mostra all'albergo Croce di Malta, recensita nella cronaca locale. Nel 1919 si stabilisce a Viareggio (gennaio-giugno), poi a Bozzano (luglio-ottobre), infine a Forte dei Marmi (novembre 1919-giugno 1921), ed ha modo di frequentare i colleghi Levy, Viner, De Witt e il giornalista e critico d'arte Ugo Ojetti. In questo periodo espone in rassegne nazionali dedicate all'incisione, ma dal 1917 decide di lasciare i rami e dedicarsi esclusivamente alla pittura. Durante la permanenza in Toscana (1914-1921), l’artista abbandona progressivamente le evocazioni simboliste, realizzando paesaggi in cui la tradizione dell’Ottocento si concilia con la sintesi costruttiva di Cézanne e le accensioni cromatiche dell’espressionismo francese. Tornato a Orvieto nel 1921, non interrompe i suoi rapporti con l'ambiente toscano, partecipando alle esposizioni fiorentine e mantenendo i contatti epistolari con gli artisti frequentati tra Lucca e la Versilia. Nel 1956 trascorre le vacanze estive a Barga, realizzando alcune vedute datate 1957. Nel 1926 si trasferisce a Roma ma mantiene fino al 1942 lo studio orvietano nel convento non officiato di Sant'Anna, divenendo un punto di riferimento per l'ambiente artistico locale e, attraverso il rapporto con Ilario Ciaurro, per la Scuola ternana. Prencipe elegge nuovamente la “città del silenzio” a musa ispiratrice privilegiata, alternando una personale elaborazione del paesaggismo cèzanniano e novecentista a un fare di ispirazione neoromantica, dalle sottili suggestioni atmosferiche. A fronte delle correnti che animano il ritorno all’ordine, l'artista mostra dunque di preferire una linea alternativa, una sorta di moderata modernità. Partecipa a numerose esposizioni collettive, tra cui la Biennale romana (1921, 1923, 1925), La Quadriennale del 1935, la Biennale di Venezia (1924, 1934, 1936), la II Mostra internazionale di arte decorative di Monza (1925), l'Esposizione internazionale per l'incisione moderna a Firenze (1927), il Premio Orvieto, diverse sindacali in Umbria e nel Lazio, e realizza varie personali (Roma, Livorno, Napoli. Milano). Nel Dopoguerra, lontano per scelta dalle problematiche e dai dibattiti della pittura del tempo, Prencipe, ormai residente a Roma, dove dal 1936 al 1949 insegna incisione all’Accademia di Belle Arti, rimane fino alla fine fedele alla sua estetica del silenzio, continuando a dipingere malinconiche vedute cittadine, spesso vicine, per la scelta di un raffinato tonalismo, alle atmosfere della Scuola Romana. In questi anni rallenta progressivamente l'attività espositiva; nel 1946 diventa membro della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e accademico di merito residente dell'Accademia di San Luca. Muore a Roma il 22 gennaio 1962.
Tra i contributi bibliografici di maggior rilievo segnaliamo il volume di Sabrina Spinazzè, Umberto Prencipe, Orvieto, Arte-Cultura-Sviluppo Srl, 2008. Per un approfondimento dei rapporti tra l'artista e la Toscana cfr. Umberto Prencipe e la Toscana tra modernità e tradizione, a cura di Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè, Lucca, Fondazione Ragghianti studi sull'arte; Roma, Archivio Umberto Prencipe (Archivio dell'Ottocento romano), 2014. La documentazione a lui relativa è conservata presso l’associazione Archivio Umberto Prencipe, con sede in Roma.
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