| Biografia |
Nacque a Lucca il 26 dicembre 1855, da una famiglia di piccoli industriali. Frequentò l'Accademia di Belle Arti di Lucca, perfezionandosi sotto la guida di Luigi Norfini, di cui divenne collaboratore. Del periodo giovanile restano alcuni studi, conservati presso gli eredi Picchi-Lucchesi nell’abitazione di Via Guinigi. Al contrario del suo maestro, autore prevalentemente di soggetti storici e ritratti, predilesse le scene di genere e i paesaggi. Dopo un esordio caratterizzato da un linguaggio accademico di matrice neoclassicista, si accostò ad una pittura di maggiormente rivolta alla rappresentazione del dato reale: in compagnia di pochi amici intimi, tra cui Puccini, Pascoli, Borsi e Catelani, amava osservare e rappresentare i suoi paesaggi toscani, privilegiando ed insistendo sui dettagli. Dagli inizi degli anni Ottanta si dedicò alla raffigurazione di frutta, soprattutto uva, ancora pendente dai tralci. Sul finire del secolo il Re Umberto I gli mise a disposizione la tenuta di San Rossore; da questa esperienza, ricca di stimoli, nacquero scene di caccia e composizioni incentrate sulla rappresentazioni di cinghiali, uccelli, cervi, caprioli e volpi, realizzate con una resa dei particolari quasi fotografica, e con una cura nella ricostruzione degli interni, tale da suscitare la stima e l'ammirazione di critica e pubblico. La prima esposizione a cui partecipò fu quella di Firenze del 1878, a cui seguirono quella di Roma del 1883, di Torino del 1984, di Livorno del 1886, di Venezia del 1887 e 1889 e l'Internazionale di Roma del 1895. Espose anche alla Festa dell'arte e dei fiori, mostra allestita a Firenze nel 1896, e alla mostra milanese del 1906 in occasione dell'apertura del valico del Sempione. Espose anche all’estero, a Parigi e a Monaco di Baviera. Tra i numerosi dipinti si ricordano "La pipa del nonno", "Grappoli d'uva", "Dopo la vendemmia", "La vite", "II trasporto del tronco" e "La Pasqua dei poveri". Amante della solitudine e di una vita appartata, non abbandonò mai la sua città e il suo atelier di Palazzo Pfanner, nemmeno una volta raggiunto il successo. Nel primo Dopoguerra cessò di esporre in occasioni ufficiali e rifiutò di succedere al Norfini nella carica di Direttore dell'lstituto d'Arte di Lucca, offertagli nel 1900 dal Ministero della Pubblica Istruzione; non rinunciò, invece, a quella di membro della Commissione Cittadina per la conservazione dei monumenti, e a quella di socio ordinario dell'Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti. Costretto nel 1939 dalla malattia ad abbandonare il lavoro, morì a Lucca il 10 febbraio del 1941. Su iniziativa dei colleghi e dei concittadini, gli furono tributati gli onori della sepoltura nel Famedio di Lucca, con un medaglione realizzato da Carlo Fontana (cfr. ASL, Carte Barsotti, busta 21). Nel 1942 un suo dipinto, "Tralci e grappoli d'uva", fu donato dagli eredi alla Pinacoteca Comunale. Nel 1955, in occasione del centenario della nascita, una targa a lui dedicata fu apposta sulla facciata della sua abitazione, in Via Guinigi n. 33.
Per un’analisi critica della sua produzione, segnaliamo il contributo monografico a lui dedicato in occasione del centenario della nascita, a cura di Luisa Marcucci, riportato in bibliografia. Dipinti e documenti a lui relativi, tra cui un suo ritratto commemorativo in forma di medaglione a bassorilievo, realizzato nel 1941 da Carlo Fontana, sono conservati presso l’abitazione di Via Guinigi e presso lo studio situato in Palazzo Pfanner.
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