| Biografia |
Nato a Sant'Anna il 3 aprile 1879, a dodici anni entrò nello studio dello scultore Jardella, sito nella piazzetta dell'Arancio, dove probabilmente conobbe il pittore Vincenzo Barsotti, acquarellista, a cui restò legato per tutta la vita da sincera amicizia. Frequentò saltuariamente l'Istituto di Belle Arti, senza però portare a termine gli studi. Non ancora compiuti venticinque anni, aprì in proprio una bottega di marmista a Borgo Giannotti, a cui in seguito collaborerà anche il figlio Giovanni. Nelle pause dalle commissioni per chiese e camposanti, iniziò ben presto a coltivare la passione per la scultura, non distaccandosi mai da un'autentica coscienza artigiana, che lo guidava a cercare una verità al di là di ogni schema scolastico. Per i suoi lavori, eseguiti poco più che per soddisfazione personale, impiegava come materiali gli avanzi di laboratorio. Molte delle sue opere, realizzate principalmente in pietra di Matraia o di Guamo, più raramente in marmo, traggono inspirazione dalla vita quotidiana delle classi popolari e contadine. I soggetti, non alieni da una certa carica espressiva, sono trattati con la verità e sincerità di un vero primitivo. Nel 1916 fu richiamato alle armi e i superiori, una volta scoperta la sua abilità, lo assegnarono alla retroguardia con compiti di fureria. In questa fase realizzò alcune opere utilizzando metalli recuperati sui campi di battaglia, che finivano nelle mani degli ufficiali e dei generali, ed alcuni acquerelli. Al ritorno dal fronte, ripresa la propria attività. Fu in questo momento che il figlio Giovanni iniziò ad aiutarlo in bottega. Al lavoro di marmista riprese ad affiancare l'attività di scultore per diletto, dando vita a realizzazioni sempre complesse ed importanti, anche dal punto di vista delle dimensioni. Nel 1949 ottenne un premio in ex aequo con il figlio Giovanni in occasione della Mostra d'Arte del Premio Lucca per l'opera "Il pane". L'anno successivo partecipò alla III Mostra Interprovinciale del Tirreno, con tre opere: "Gli ultimi passi", "Il battesimo" e "Al mercato". Morì a Lucca il 12 aprile 1951.
Per un'analisi stilistica della sua opera si segnala il contributo di Giovanni Macchia citato in bibliografia.
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