| Biografia |
Leonardo Bistolfi, che può essere a buon diritto considerato uno tra i principali esponenti della scultura liberty e simbolista della sua epoca, nasce a Casale Monferrato il 15 Marzo 1859, da Giovanni, intagliatore e scultore in legno, e da Angela Amisano. Mostra una precoce vocazione artistica, incoraggiata, dopo la precoce morte del padre, dallo zio Evasio, di professione pittore. Frequenta l'Istituto Tecnico Leardi di Casale dove studia disegno con Giosuè Archinti. Nel 1874 vince una borsa di studio, bandita dal Comune di Casale, per studiare all'Accademia di Brera, e l'anno successivo si trasferisce a Milano, dove segue il corso di scultura del Prof. Giosuè Argenti e frequenta i pittori Scapigliati, tra cui Tranquillo Cremona e Gaetano Previati. Nel 1879, venuta meno la possibilità di diventare allievo dello scultore Giuseppe Grandi, decide di abbandonare Brera per Torino, dove studia con Odoardo Tabacchi. Decide quindi di mettere su uno studio personale e nel 1881 espone per la prima volta neo locali della Promotrice. Nel 1883 realizza un busto commemorativo di Antonio Fontanesi e nel 1889 pubblica il suo primo articolo, che darà il via ad una lunga attività come scrittore d'arte e critico. Nello stesso anno è presumibilmente a Parigi, per l'Esposizione Universale. Dal 1890 partecipa in maniera sempre più attiva alla vita artistica torinese e comincia a frequentare la cerchia di Lombroso, parallelamente entra in contatto con i pittori Giuseppe Pellizza e Giovanni Segantini e col poeta e scrittore Giovanni Cena, conoscenze che lo portano ad avvicinarsi all'ideale socialista. Tra il 1896 e il 1899 visita Pisa, Firenze e Bologna. Dal 1902 è tra i promotori dell'Esposizione di Arte Decorativa Moderna di Torino e tiene una conferenza dal titolo "Arte Decorativa Moderna", che può a buon diritto essere considerata il suo contributo teorico più significativo. Nello stesso anno visita Norimberga. Nel 1905 gli viene assegnata una sala personale alla VI Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia; viene però bocciata la sua candidatura per la cattedra di scultura all'Accademia Albertina. Nel 1906 è chiamato a far parte della Commissione Artistica per il monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II. Tra il 1880 e il 1910 esegue un imponente numero di statue, altorilievi e monumenti ispirati ai classici di Dante, Leopardi e Carlo Porta. Questo periodo comprende le sue opere più famose, che lo rendono celebre a livello nazionale; tra queste "La Morte e la Vita" (1902), il "Monumento a Segantini" (inaugurato nel 1909), il "Monumento Orsini" a Genova, il "Sacrificio" per il Vittoriano e il "Monumento a Garibaldi" (inaugurato nel 1908, con manifesto disegnato da Plinio Nomellini). Nel 1913 visita Zurigo; nel 1915 è a Lucca per la prima volta, ed ha modo di conoscere, tra gli altri, Alberto Magri e Lorenzo Viani, per cui realizza la prefazione al catalogo della mostra personale a Milano dello stesso anno. Per quanto riguarda i rapporti dello scultore con la Lucchesia, si ricordano la realizzazione del medaglione commemorativo in bassorilievo per la Stele di San Pellegrino in Alpe dedicata ad Alfredo Caselli, dei bassorilievi marmorei che ornano il sarcofago del Pascoli a a Castelvecchio e nel 1921 la partecipazione alla giuria per l'assegnazione del monumento ai Caduti di Viareggio, e nell'occasione non esita a schierarsi a favore di Rambelli e Viani. Il "Monumento a Carducci", inaugurato a Bologna nel 1928, è l'opera alla quale consacra le sue ultime energie. Muore a Torino il 2 settembre 1933.
Per una panoramica esaustiva della sua opera segnaliamo l'ottimo contributo monografico a cura di Rossana Bossaglia, Bistolfi 1859-1933: il percorso di uno scultore simbolista, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 1984.
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