| Biografia |
Nasce a Edo, un sobborgo di Buenos Aires, il 6 novembre 1908, primo di dieci figli (tra cui la famosa attrice Elena Zareschi), da genitori di origine lucchese. A Buenos Aires frequenta il Liceo italiano. Nei primi anni Venti la famiglia decide di rientrare a Lucca, dove Domenico si iscrive al locale Istituto d'Arte, seguendo l'insegnamento di pittura, tenuto in quel tempo da Lorenzo Viani e nel 1926 ottiene la licenza nella sezione di decorazione murale. L'anno seguente si trasferisce a Firenze per studiare all'Accademia di Belle Arti, dove ha per maestri Ennio Pozzi e Felice Carena. È infatti raffigurato in una tra le più famose opere di quest’ultimo: “La scuola”, un olio su tela datato 1927-28 (già conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Pittsburg, in seguito acquistato dalla Banca Toscana ed ora di proprietà del Monte dei Paschi di Siena), dove in primo piano, davanti alla modella e a Carena medesimo, è raffigurato con giacca, cravatta, cappello in mano e atteggiamento “distaccato” [cfr. Antonio Maraini, Felice Carena, Hoepli, Milano, 1930; AA.VV., Felice Carena, Fabbri Editori, 1996, pag. 51, 1996; Virginia Baradel, (a cura di), “Felice Carena, gli anni di Venezia”, Marsilio, Venezia, 2010, pag. 120, mentre nello stesso libro a pag. 80, viene pubblicata la foto “Felice Carena tra gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze”, dove Domenico Lazzareschi è il primo a destra della seconda fila dall’alto, e Lucia Bizzarri (in seguito moglie di Domenico) è la ragazza alla sinistra di Felice Carena, il quale è seduto al centro della seconda fila]. Dal 1931, anno in cui espone alla I Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma, al 1941-42 circa, partecipa attivamente alle più importanti mostre nazionali. Nel 1934 espone alla XIX Biennale Internazionale di Venezia con un “Nudo” ad olio su tela. Nel 1935 è di nuovo a Roma in occasione della Seconda Quadriennale con una “Natura morta” ad olio su tela. Nello stesso anno sposa Lucia Bizzarri, pittrice di origine fiorentina anch’essa allieva di Carena, dalla quale ha due figli, Luigi e Silvia. Nel 1936 espone alla XX Biennale Internazionale di Venezia con un “Ritratto” ad olio su tela. Nel 1939 partecipa al Concorso “Premio Livorno” di Pittura e Scultura con un “Ritratto” ad olio su tela. A Lucca frequenta il gruppo di artisti ed intellettuali che si riuniscono presso il Caffè Di Simo (ex Caselli) e può a buon diritto essere inserito tra i cosiddetti "novecentisti", nel quale si annoverano Giuseppe Ardinghi, Leone Lorenzetti, Mari Di Vecchio, Guglielmo Petroni, Mario Palagi, Gaetano Scapecchi e Carlo Granaiola. A Firenze è un assiduo, prima e dopo la seconda guerra mondiale, del Caffè “Le Giubbe Rosse”, luogo di riunione dei più celebri artisti e letterati del periodo. Nel 1939 viene richiamato sotto le armi, dove svolge un ruolo militare stanziale. Nonostante ciò partecipa, nell’aprile-maggio del 1941, alla XII Mostra d’Arte che si tiene a Palazzo Strozzi, a Firenze, mentre l’anno successivo è in concorso al IV Premio Bergamo con un “Nudo” ad olio su tela. Ha svolto per molti anni, con grande passione e dedizione, la professione di insegnante di Figura al Liceo Artistico di Firenze, dove dal 1947 è assistente alla Cattedra di Nudo e Figura Disegnata del celebre pittore Guido Peyron. Muore il 17 ottobre 2000 a Poggibonsi, in provincia di Siena, nella Villa Agresto, dove si era trasferito durante gli ultimi dieci anni della sua vita e dove si era dedicato, negli ultimi decenni del Novecento, all’attività agricola. Larga parte delle opere è conservata presso gli eredi dell'artista.
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